BALLI E TRADIZIONI

Una parte della cultura artistica popolare albanese, che include i balli tradizionali albanesi in occasione di feste e di divertimenti popolari, comprende due generi principali: la lirica e l’epica. I balli popolari lirici occupano un posto importante nel folclore coreografico albane- se. Sono eseguiti prevalentemente da donne, meno da uomini, oppure da donne e uomini insieme.

La Musica Colta

L’isolamento vissuto in passato dall’Albania non ha permesso di valutare appieno le potenzialità di un patrimonio di opere di musica colta così poco conosciuto. Tali opere infatti sono essenzialmente autoreferenziali, attingono cioè il proprio materiale da una tradizione musicale sentita come propria e quindi fonte di una identità culturale prima che musicale, piuttosto che da generiche influenze provenienti da scuole musicali slave che, per la loro importanza nella storia della musica, hanno fatto sentire il loro peso in altri paesi dell’area balcanica. La storia della musica colta albanese ha inizio nei primi anni che seguono la fine della seconda guerra mondiale e si sviluppa secondo i dettami di una pianificazione artistica promossa dallo stato che crea delle istituzioni atte a questo scopo.Lahuta (fronte): strumento della famiglia dei cordofoni suonato con l’archetto. Nel nord del paese la lahuta, come la maggior parte degli strumenti a corda, viene principalmente utilizzata per accompagnare il canto. Nel 1954 la Casa della Cultura di Shkodra presenta al pubblico Mrika, opera di Preng Joakova, e nello stesso anno viene rappresentata l’operetta L’Aurora di Tish Daija, autore che si segnala anche per opere quali Primavera (1960), Figli dei pescatori (1972) e la più recente Vjosa (1980) composta su libretto del letterato Llazar Siliqi. Di particolare importanza Skanderbeg (1968), opera dello stesso Jakova, basata sulla figura leggendaria di Giorgio Castriota detto Skanderbeg, difensore degli albanesi contro l’invasione ottomana ed eroe nazionale.Un impulso decisivo per le composizioni di musica strumentale è stato dato dal Conservatorio delle Arti di Tirana. Storicamente si distinguono nel repertorio albanese la prima Sinfonia (1956) di Cesk Zadeia e il poema sinfonico corale Gli eroi di Borowa (1956) di K. Kono. Segnaliamo inoltre autori quali F. Ibrahimi, K. Trako, D. Leka, T. Harapi, T. Simaku e H. Avrazi.

La Musica Popolare

Uno studio sistematico della musica tradizionale albanese si è potuto attuare soltanto a partire dagli anni ’30 grazie all’opera pionieristica di raccolta di canti e musiche del musicologo Y. Arbatsky. A causa della particolare conformazione montuosa del territorio e per le effettive difficoltà di collegamento dovute alla mancanza di grandi vie di comunicazione, la musica dell’Albania ha mantenuto intatte le sue caratteristiche e le sue forme fino alla fine dell’800. L’assenza di forti contaminazioni è rilevabile dal confronto con le comunità albanesi presenti nell’Italia meridionale. Comunità discendenti degli albanesi fuggiti dal loro paese nella seconda metà del ‘400 per non cadere sotto il dominio dell’Impero Ottomano e che hanno mantenuto la propria lingua d’origine e le proprie tradizioni musicali. Gli studi di Arbatski sono stati completati attraverso una raccolta di registrazioni fonografiche su tutto il territorio nazionale, compiute da numerosi studiosi di folklore ed etnomusicologi a partire dalla fine degli anni ’50, che costituiscono il corpus principale dell’Archivio dell’Istituto di Cultura Popolare (A.I.K.P.) dell’Accademia delle Scienze di Tirana.

La Polifonia Vocale

Albania si caratterizza musicalmente per una ricchissima tradizione di polifonia vocale. Questo tipo di melodie polifoniche è solitamente cantato da due, tre o quattro voci, eseguite da cori di soli uomini o di sole donne, senza accompagnamento strumentale e spesso contraddistinte dall’intervento di un bordone. A questi esempi vanno aggiunte alcune esecuzioni per voci miste che, sebbene presenti anche nel repertorio tradizionale, sono andate progressivamente aumentando dopo la liberazione del paese e la creazione di uno stato socialista avvenuta nel 1944.

L’area di estensione delle polifonia vocale comprende l’intera parte meridionale dell’Albania che si estende dal fiume Shkumbini fino ad arrivare alla regione della Cameria.Questa zona viene a sua volta divisa da due differenti sistemi polifonici, il lab che comprende le provincie di Telepena, Vlora, Argirocastro e parte della Saranda, e il tosk che partendo dal fiume Viosa arriva fino al fiume Shkumbini, abbracciando i territori di Struga, Ohri e perfino Prespa in Macedonia.

Se il lab si distingue per il frequente uso di recitativi e contrappunti, per la dissonanza e la fluidità delle voci che rispettano una metrica stabilita, il tosk al contrario possiede una ritmica libera e un andamento delle voci con intervalli musicali più ampi ed elementi ornamentali che ne arricchiscono le melodie. Il repertorio, è costituito per la maggior parte da canti di argomento storico dal forte sapore nazionalista e da canti di origine contadina di argomento amoroso, satirico, oppure da ninnananne.

La Musica Strumentale

La musica strumentale albanese viene utilizzata con funzioni di accompagnamento durante canti e danze o in orchestre denominate saze. In generale, nel nord del paese è presente una radicata forma musicale di canto epico, la cui versione più antica e conosciuta è il Poema degli eroi (Rapsodi Kreshnikë), dove un cantante-narratore viene accompagnato da strumenti a corda, mentre nel sud, proprio per l’impronta polifonica dei canti, la funzione degli strumenti è più orientata verso un virtuosismo improntato all’esecuzione degli assolo. Gli strumenti a fiato sono usati indifferentemente in tutto il paese negli assolo. Gli strumenti albanesi inoltre hanno una distribuzione eterogenea e spesso per struttura e tecnica di esecuzione non trovano riscontro nelle tradizioni e nel folklore dei paesi limitrofi. A titolo di esemplificazione possiamo citare la lahuta (strumento a quattro corde doppie, suonato con il plettro), il bakllamaja (liuto a tre corde originario della regione di Korca e pogradec), la çiftelia (liuto a due corde molto popolare in tutto il paese) la sharkia (lungo liuto a cinque corde, utilizzato per accompagnare le danze nel Kossovo) il buzuk (liuto a sei corde gemellato con la tamboura a tre corde) i flauti culedjaria (lo strumento più antico di tutta l’Albania, risalente al V o VI secolo a. C.), bilbili (che imita nel timbro il cinguettio degli uccelli), kavalli (strumento di origine pastorale), surla (oboe usato nelle le musiche di carattere epico) e infine i tamburi di diverse dimensioni dauulja e lodra.

I Musicisti

I più importanti centri di diffusione per le formazioni di musicisti che attualmente popolano la scena albanese sono la città di Korçë, da dove proviene Eli Fara, la più amata e famosa cantante del sud del paese, conosciuta anche all’estero per le sue numerose tournée europee, e la piccola cittadina di montagna Përmet che ha dato i natali a due celebri musicisti popolari dell’Albania, il clarinettista Laver Bariu, tuttora residente nella piccola Përmet e Remzi Lela, ora trasferitosi nella più cosmopolita Tirana nonché leader del gruppo che vanta il maggior numero di incisioni discografiche, la Famille Lela de Përmet. Per quanto riguarda la tradizione del canto epico del nord del paese, gode di una lusinghiera fama il cantore e suonatore di sharkia Althus Bytyci. La valorizzazione del patrimonio musicale albanese è stata attuata nel corso degli anni attraverso la gestione del governo comunista che ha progressivamente modificato il panorama musicale con una precisa pianificazione delle risorse culturali e attraverso la creazione di istituzioni come la Lega degli Scrittori e Artisti d’Albania.. Le orchestre tradizionali si sono ampliate comprendendo organici sempre più ampi, la chitarra e la fisarmonica hanno fatto il loro ingresso nelle formazioni già da tempo, preludio all’avvento di strumenti elettrici ed elettronici. Un’occasione di incontro dei musicisti più tradizionalisti con le nuove generazioni è costituito dal Festival di Gjirokastër (Argirocastro), che si svolge ogni cinque anni ed è organizzato dalla RTSh, la radio-televisione albanese.

La Musica Albanese in Italia

L’insediamento degli albanesi in Italia risale al XV secolo, quando per non cadere sotto il dominio dell’Impero Ottomano, a più riprese intere comunità fuggirono nell’allora Regno di Napoli. Secondo uno studio recente sono attualmente 94 i paesi caratterizzati da una forte presenza di profughi albanesi quando non addirittura fondati dagli albanesi stessi e sparpagliati principalmente tra Calabria, Puglia e Sicilia: per la precisione cinquanta in Calabria, diciannove in Puglia, , nove in Sicilia, otto in Molise, sei in Basilicata, due in Campania e uno in Abruzzo. L’idioma delle comunità albanesi in italia è il tosk, che accomuna tutto il sud dell’Albania fino al fiume Shukumbini e sul quale si basa la lingua ufficiale albanese. Tuttavia il gegh, idioma delle regioni settentrionali non è ancora del tutto scomparso.

Gli albanesi d’Italia si definiscono arbëresh mentre il nome comunemente usato in Albania è shkipetar (derivato da Shkipja, l’aquila, emblema della nazione). Un forte attaccamento alla cultura d’origine ha lasciato spazio, con il passare del tempo, a una lenta ma progressiva assimilazione alla cultura italiana che però può dirsi avvenuta completamente solo negli ultimi decenni.Elementi della cultura d’origine hanno avuto modo di conservarsi attraverso la lingua, la religione, nello specifico il culto greco ortodosso, e alcune forme di ritualità ancora in uso presso una parte delle comunità come ad esempio la celebrazione del matrimonio secondo la cerimonia tradizionale arbëresh. Il processo di avvicinamento alla cultura italiana da parte delle comunità albanesi ha evidenziato quindi il passaggio da una condizione di conservazione delle proprie radici in un contesto come quello italiano non riconosciuto pienamente come proprio ad una integrazione come quella attuale che può definirsi completa e che tenta di mantenere e valorizzare il patrimonio culturale albanese non come valore “etnico”, ma come “capitale culturale” utilizzabile come elemento di distinzione. In questo contesto si inserisce il ruolo della musica albanese oggi. Le comunità insediatesi in Calabria e Basilicata hanno principalmente tramandato un repertorio polivocale a due, tre o quattro voci mentre nel resto del meridione è prevalso il repertorio monodico. Tali caratteristiche di base sono confluite sin dai primi anni sessanta in gruppi folkloristici che se da una parte hanno senz’altro contribuito a rivitalizzare una tradizione musicale che andava scomparendo di certo non si sono distinti per rigore filologico. Le motivazioni legate alla promozione delle risorse turistiche locali che hanno accompagnato i gruppi foklorici hanno creato negli ultimi anni non solo la certezza di una spendibilità sul mercato del turismo della cultura albanese ma anche una consapevolezza riflessa sulla possibilità di questa eredità culturale di diventare uno strumento in più di autodefinizione rispetto ai paesi limitrofi. La musica albanese è diventata dunque uno dei mezzi a disposizione delle comunità per modellare la propria identità anche attraverso forme culturali non autentiche.

I tipi di balli Albanesei

I loro generi sono i balli del lavoro (come ad esempio “Il Ballo del Seminatore”, Zadrlma-Scùtari ecc.); i balli rituali (“Fiore di mammola”, Cològna ecc.); i balli nuziali (“La nostra sposa albanese”, Lunggeria-Girocàstra ecc.); i balli erotici (“Le danze della spianata”, Le Montagne di Scùtari ecc.); i balli umoristici (Il Ballo della sposa di Faja” – le città dell’ Albania Centrale); i balli pantomimici (Il gioco della lepre”, Hotolìscti-Librazdi ecc.). I balli popolari epici sono caratterizzati dalla forza, dalla virilità, dal coraggio, dal carattere bellicoso, dall’imponenza ecc. Vengono eseguiti soprattutto da uomini e meno da donne o da entrambi. I loro generi sono: i balli di guerra (“Il gioco con la spada”, Rugòva-Kossova ecc.) e i balli eroici (i balli di Laberìa ecc.). In alcuni balli si osserva l’intreccio della lirica con l’epica, come i balli lirico – epici (“Ballo a Codazi di Lahinòti”. Cermenica-Elhassàni ecc.) e i balli etnico – lirici (“Danze di uomini di temperamento contadino”, Hàssi della Pianura del Kossova ecc.). Nonostante l’uniformità nazionale, nei balli popolari si riscontrano molte particolarità regionali. I balli del Tosco, di Myseqè, di Laberìa e di çamerìa li caratterizzano l’accompagnamento vocale e polifonico. Altre province, come Lungerìa, Zagorìa ecc., creano anche delle unità coreografiche sulla base delle particolarità locali. I balli di Shpati, di Durnrèa, di Polìssi (Elbassàn) ecc. si distinguono per l’accompagnamento vocale-strumentale. Nella provincia orientale dell’Albania Centrale (çermenìka, Gryca e Zaranìca, Polìssi, Zona di Ràiza, la Montagna di Tiràna e di Krùia, Martanèsci e Màti, i nuove monti di Dibra) si evidenziano i balli di una coppia di uomini accompagnati da frizzi e giochi. Le zone mon- tuose dell’Albania Centrale e Settentrionale, comprese il Kossovo e altre località albanesi in Jugoslavia, si distinguono per “le danze” delle donne, che vengono eseguite da una, da due oppure da più ballerine, separate l’una dall’altra da una libera danza. Nella ricchezza coreografica delle regioni settentrionali destano l’attenzione anche i balli dai nomi particolari, caratteristici soprattutto nella zona del Fiume, la Montagna di Giacòva, La Montagna Grande, le regioni della Pianura di Giacòva, Rugova, Drenìza, Opòia ecc. La particolarità dei balli si osserva nei motivi, nella formazione e nell’aspetto. I motivi (sulla base del doppio passo, triplo e quadruplo passo) si presentano di tre principali tipi: a) doppio, b) triplo, c) quadruplo. Secondo la formazione, si dividono in balli collettivi e balli solisti. Nei balli collettivi si osservano tre tipi: a) i balli a cerchio chiuso, b) i balli a semicerchio, c) i balli su due linee, l’una di fronte all’altra. I balli solisti sono di cinque tipi: ballo singolo, doppio, triplo, quadruplo e ballo in gruppo. Secondo la struttura, si distinguono principalmente gli aspetti della danza parziale singola e parziale doppia.

Tratto dal “Dizionario Enciclopedico Albanese”,  Ramazan Bogdani (Tradotto da  Brizio Montinari)