Korca

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Things to do - general

Korça, la città delle serenate, è una città al sud est dell’Albania, al confine tra Albania, Grecia e Macedonia. La città di Korçe è famosa in Albania per la cultura, per la birra, per il mercato (Pazar) e per le donne. Un proverbio recita: “o una donna di Korca o niente”. Korçe è anche famosa per aver aperto il 7 marzo 1887 la prima scuola albanese. Ora quella scuola è diventata un museo sull’educazione. Sicuramente da non perdere è la birreria di Korçe, riaperta nel 2008, dove producono l’omonima birra. Sublimi specialità di carne di Korçe e una birra che costa 0,40 € per 0,40 lt. In Italia costa 10 volte di più! Nei pressi del Pazar in direzione della mitica birreria, sulla destra si intravede un minareto. Con un po’ di intuito si può arrivare alla moschea Iljaz Mirahori del 1484.

Questo paese è anche noto per le sue stradine strette di origine bizantina dove attualmente sono presenti moltissimi negozi e boutique di artigianato locale, dove potrai acquistare dei bellissimi souvenir fatti a mano. Uno dei luoghi importanti per questa città è anche il centro commerciale, inaugurato recentemente nel 2009 ed oggi rappresenta uno dei posti di maggior ritrovo ed attrazione per tutti gli abitanti della regione. Per quanto riguarda gli alloggi a Korçe, i prezzi come in tutta l’Albania sono molto bassi e con 40/50 euro a notte potrai soggiornare in magnifici hotels a 4 stelle Si consiglia di visitare questa città nel periodo di giugno/luglio e quando le temperature non sono molto calde. Interessante, ma questo in tutta l’Albania, vedere la costruzione o ristrutturazione di chiese e moschee. Durante il periodo di chiusura dovuto al regime di Enver Hoxha gli edifici furono adibiti a magazzini, biblioteche, centri culturali. Per fortuna si riescono a recuperare degli autentici capolavori.

Lingue parlateAlbanese
Valuta utilizzataLekë
Area (km2)805.99 km2

Come arrivare

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Cultura e storia

I libri di storia definiscono Korca come una delle più belle çarshije dei Balcani. Nella memoria collettiva degli albanesi più anziani è rimasto come il vecchio Pazar o più romanticamente il Bazar delle serenate. Viene infatti spesso associato alla musica che per secoli è stata composta e cantata camminando con una chitarra in mano sulle pietre rotonde del kalldrëm, il ciottolato, o al caldo degli han e dei kafené.

Il bazar rispecchia tuttora il variegato paesaggio culturale della città: l'eredità ottomana, la mescolanza armoniosa di albanesi, valacchi, macedoni e rom, il tutto con un tocco di cultura occidentale dovuta ai continui scambi con Venezia, Parigi e le terre d'Oltreoceano. E sempre all'interno del Pazar, passando attraverso un piccolo portico, si scopre una meraviglia recentemente ristrutturata: è l'Elbasann Inn, un antico albergo del 18° secolo rivolto all'interno di una piccola piazzetta, diventato monumento nazionale.Ai limiti esterni del Pazar l'asfalto lascia il posto al kalldrëm, il ciottolato. Uomini e donne si affrettano per le stradine. Sembrano noncuranti dell'architettura ottomana intrecciata con quella occidentale di inizio '900, dei portoni secolari, del paesaggio urbano che resiste alle onde del tempo da ben tre secoli. E il Pazar non sembra più uno spazio dove farsi accogliere per passarvi delle ore, chiacchierare, incontrare amici, vivere parte della giornata, ma solo un luogo dove immergersi tra la folla e nella merce dai colori sgargianti, acquistare, salutare e allontanarsi in fretta. Ma è proprio questo il Bazar delle serenate, il cuore della città più romantica e progredita del Paese? La risposta arriva pragmatica da una venditrice di spezie, povera e malvestita, schiacciata dal peso della sopravvivenza: “Cosa vuole comprare?”.

Il bazar di Korça è ora un mercato, come tanti altri in Albania: bancarelle improvvisate coperte da teli in plastica, mercati chiamati tuttora “mercati dei rifugiati”. Il termine si riferisce agli emigrati dei primi anni '90, che quando ritornavano in patria spesso portavano con sé beni di consumo occidentali che poi rivendevano. Ora non è più così, ma il termine è rimasto.

Le porte dei negozi del vecchio bazar si intravedono dietro a pile di vestiti, stoviglie, piccoli elettrodomestici. Sono perlopiù sbarrate. L'attività del bazar avviene infatti quasi tutta tra le bancarelle. La maggior parte dei negozi sono ritornati ai legittimi proprietari, quelli che sono riusciti a dimostrarne la proprietà prima delle nazionalizzazioni del regime di Enver Hoxa. Ma in pochi hanno deciso di investirvi, recuperandone l'identità perduta durante il regime e la lunga transizione.

Degli artigiani è rimasto solo qualche fabbro, a lui si rivolgono molti contadini del circondario, per acquistare strumenti utili per un'agricoltura che spesso è ancora solo di mera sussistenza.

Tra ciò che ancora sopravvive vi è un han, antico caravanserraglio ottomano, che ha mantenuto in parte la sua funzione originaria. Dall'ingresso si scorgono colonne neoclassiche costruite a fine '800. Vi si affittano ancora stanze, molto modeste, per un paio di euro a notte. “Ospitiamo per lo più clandestini, passano qualche giorno in questa città, incrocio di confini”, racconta sottovoce il personale di servizio.

Un altro han, una struttura a due piani, con un cortile interno pensato per i cavalli, un pozzo e vari spazi commerciali chiusi, ospita un caffè. Il proprietario è della famiglia Ballauri, una delle più influenti del bazar. “Cerco di raccogliere un po' di soldi con il caffè, per poter investire poi nel resto della struttura, nell'han”, afferma. Le migliorie da fare sono evidenti. Come altri edifici del bazar anche questo è tutelato dai beni culturali, ogni intervento di ristrutturazione dev'essere attentamente monitorato. Lo stato però finora ha investito solo marginalmente nel recupero di questi beni architettonici e culturali.

Nessuno ad oggi sembra essersi però posto il problema di come rivitalizzare la tradizione artigianale di questa zona. Korça era molto conosciuta per la lavorazione del metallo e per la tessitura. Con l'arrivo del comunismo, della nazionalizzazione dei negozi e dell'economia pianificata, l'artigianato è stato messo in ginocchio. La modernizzazione degli stili di vita ha fatto il resto.

Il regime di Hoxha, in nome della modernizzazione, non ha risparmiato nemmeno una buona parte della struttura architettonica del bazar. L'asfalto si è sostituito in molti casi al kalldrëm, i boulevard e gli edifici in cemento armato si sono sostituiti ai vicoli intimi a misura d'uomo. Dei 700 negozi, che gli anziani ricordano, ne sono rimasti meno di 200.

Di turisti se ne vedono perlopiù d'estate. Non si fermano a Korça, fanno solo una piccola sosta. Alcuni provengono dall'Europa del nord, ma la maggior parte sono balcanici: bulgari, greci, serbi, croati...

Nonostante i tempi difficili, il bazar di Korça rimane comunque un luogo di incontro tra lingue e culture: l'albanese viene parlato con vari accenti, in un angolo un macedone parla male l'albanese, un albanese parla male il macedone, ma interloquiscono aiutandosi a vicenda. Al posto della musica delle çarshije, scandita dal battito degli attrezzi degli artigiani che lavorano, a riempire l'atmosfera sono le canzoni tradizionali, con la gente che le canticchia in albanese, macedone, greco e, qualche anziano, in valacco.

Il Bazar delle serenate si svuota come tutti i mercati albanesi dopo pranzo. Nel vuoto delle bancarelle chiuse su se stesse si notano le serrande, i balconi, i portoni, sopravvissuti agli anni. Un viaggio nel passato, quando questo era il Bazar delle serenate e un connubio di çarshija ottomana e quartiere latino trapiantato in quella che negli anni '20 veniva chiamata la Parigi d'Albania. La borghesia e gli intellettuali più d'avanguardia del Paese, che vivevano proprio qui, avevano fatto di Parigi il loro punto di riferimento. Le serenate suonate nelle caffetterie del bazar sono, per molti versi, la reinterpretazione albanese delle chansons di quegli anni, una tradizione che continua tuttora.

I lavori per la ristrutturazione del bazar dovrebbero iniziare nel corso del 2011. Molto probabilmente le facciate e i negozi recupereranno la loro identità perduta. Ma la vera salvezza è riuscire a rivitalizzare l'intero bazar. Questo avverrà solo quando gli artigiani riprenderanno a lavorare i qilim (tappeti tipici) e a produrre souvenir, i pittori a dipingere quadri; i ragazzi a suonare la chitarra agli angoli dei vicoli e la gente passeggerà anche al tramonto, sostando in qualche han per gustare le kërnacke, piatto locale a base di macinato di carne, la birra “Korça” o una grappa.

Korçe negli ultimi anni è diventata una delle città più grandi e più popolate dell'intera Albania, anche grazie ai profondi cambiamenti che hanno mutato e migliorato le strutture di questa cittadina. Infatti dopo la seconda guerra mondiale, la città bombardata e presa d'assalto dai nazisti, è stata ristrutturata interamente ed oggi rappresenta uno dei luoghi più visitati dello stato. Il suo centro città è l'emblema di quanto con gli anni, la storia e l'attualità si sono intrecciati e quanto il popolo albanese ha combattuto per la propria bellezza culturale.

Emblema di Korçe è la cattedrale "La Resurrezione" situata nella piazza principale, infatti la religione cristiana ortodossa è molto sentita in questo paese e in tutto il centro cittadino ci sono decine di chiese di costruzione bizantina.

Sono presenti anche molti musei importanti per l'Albania come:
Il museo nazionale dell'arte medioevale
Il museo nazionale dell'archeologia
Il museo orientale e
La casa del noto pittore albanese Vangjush Mio, che durante l'anno diventa una galleria d'arte per giovani pittori.

* Albania - Grecia - Macedonia

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Pogradec, Argirocastro, Korca, Parco Archeologico di Apollonia, Tirana
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